In che modo lo stato confusionale interiore viene proiettato sugli altri

 

Come ho già trattato in altri articoli precedenti, l'atteggiamento mentale è di estrema importanza nella vita di ogni essere umano. La scarsa stima di se stessi, nelle proprie capacità, rende le persone molto vulnerabili, portandole spesso ad uno stato confusionale, dove non si riesce più a comprendere dove il proprio sentire è proiettato sugli altri credendo che non ci appartenga. Se avvertiamo una senzazione nei confronti di una persona senza conoscerla a fondo e  credendo che questa senzazione sia qualcosa che ci viene trasmessa, negativa o positiva che sia, generalmente si sta proiettando ciò che noi proviamo versa quella persona. Questo avviene quando non si ha la capacità di saper distinguere quando una persona realmente commette qualcosa di sgradevole. La proiezione avviene in modo inconscio la maggior parte delle volte, e la si riconosce in quelle situazioni in cui un soggetto, riferendosi ad un altro, afferma che quest'ultimo abbia avuto un atteggiamento che in realtà non ha avuto. Faccio un esempio per rendere più chiaro questo concetto: prendiamo il caso di una persona "x"  che vi mostra qualcosa di voi, tramite un richiamo più o meno forte e che anche voi stessi  giudicate sbagliata in quanto ve ne scusate (altrimenti non vi scusereste) e subito dopo vi sentite risentiti verso questa stessa persona con cui poco prima vi siete scusati. Questo atteggiamento mentale farà si che voi alterniate giornate in cui ripensando all'accaduto, una volta riconoscerete di aver esagerato e altre in cui sarete furiosi con quella stessa persona. Sistematicamente compirete delle azioni anomale, come arrabbiarvi con quella persona e proiettare su di lei il vostro atteggiamento confusionale che consiste nel non aver ben chiaro se quello che vi è stato detto è veramente qualcosa che avete riconosciuto sbagliato nel momento in cui vi siete scusati, oppure no. E' da tenere presente che quando qualcuno ci dice una cosa, e noi ce la prendiamo e ce ne risentiamo anche dopo un eventuale chiarimento o presunto tale, ciò significa che siamo stati "toccati" da quella cosa in quanto una parte di noi l'ha ritenuta giusta, cioè ha riconosciuto l'errore e ci siamo autogiudicati al riguardo esattamente per come quella persona ci ha detto.

Per il mio modo di affrontare le cose, se qualcuno ipoteticamente mi accusasse di qualcosa che io reputassi insensata mai e poi mai mi scuserei, in quanto non riconoscendomi nell'accusa che mi viene mossa, non potrei scusarmi di nulla e cercherei di chiarire le cose senza rimuginarci sopra, rimanendo sempre aperta ad un leale confronto che non vede coinvolte terze persone, in quanto caratterialmente se ho un problema con qualcuno lo affronto direttamente senza ne mezzi termini e senza ripensamenti. Inoltre non mi sentirei "toccata" da certe parole, in quanto non le riconoscerei in me. Dopo di che, se ritenessi di essermi chiarita, non starei a rimuginarci sopra e se il rapporto fosse risanabile ben venga, dimostrando con i fatti che la questione è chiusa, altrimenti pazienza. Di certo non tratterei questa persona un giorno in modo gentile e due  giorni dopo dichiarando a terze persone che sono ancora risentita nonostante il chiarimento. Questo è un atteggiamento che denota chiarezza in se stessi, in quanto alle parole seguono i fatti e non viceversa. 

Purtroppo mi è capitato di relazionarmi con persone che presentano questa marcata instabilità, e trovo sempre che sia una cosa molto spiacevole, in quanto c'è veramente poco da fare in questi casi se non prendere le distanze una volta appurata l'instabilità. Invece dal punto di vista professionale, reputo certi casi molto interessanti, in quanto so perfettamente che un buon lavoro interiore legato sopratutto alla propria autostima sia indispensabile, oltre che ad un lavoro più mirato nella ricostruzione della propria mappa interiore che è palesemente distorta. Per questo, ancora una volta ribadisco l'importanza di farsi seguire adeguatamente qualora un articolo come questo vi "toccasse", perchè quando e se ci sentiamo chiamati in causa, vuol dire che una parte di noi concorda con quanto affermato qui. Se qualcuno mai mettesse in dubbio la mia sanità mentale, non mi sentirei mai colpita o toccata, in quanto so perfettamente che non è così, e comprenderei perfettamente che anche questa è una proiezione di sè che verrebbe messa su di me in quanto non riconosciuta in se stessi. Ci sono studi interessanti su questo argomento che vi suggerisco di approfondire, e li trovate anche su molti testi di PNL o di psicologia.

 

 

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