Coaching e sport: i limiti e le strategie per superarli

"La perfezione è irraggiungibile, ma cercando di conseguirla possiamo ottenere l'eccellenza"

Vincent Lombardi

Molto spesso a causa di quelli che possono essere definiti "limiti", viene a crearsi all'interno della mente la convinzione di non farcela, di non poter andare oltre e di non riuscire, con la conseguente sensazione di impotenza. In ogni ambito esistenziale ci ritroviamo ad essere messi alla prova dai nostri limiti che siano visibili o invisibili: il limite quindi è una sorta di barriera, un ostacolo una delimitazione che frena il raggiungimento dei nostri obiettivi. Possiamo considerare questo aspetto in due modi diversi: il limite come strumento depotenziante o in quanto strumento di conoscenza personale. 

Un passo importante è quello del saper riconoscere un proprio limite, in quanto solo dopo il suo riconoscimento si può attuare una strategia per superarlo. Se lasciamo che un limite ci freni, perchè in quel momento non si riesce a raggiungere un obiettivo nonostante si aumentino gli sforzi e l'impegno, saremo destinati a provare una sofferenza psicologica che andrà a ledere la fiducia in se stessi, con la conseguenza di abbassare la propria autostima. Lavorare in vece sui propri limiti, accettandoli con l'intento di migliorarli equivale ad iniziare a sviluppare il proprio potenziale personale. Un buon atteggiamento mentale sarà quello che NON ci farà lamentare degli ostacoli che non si riescono a superare nella vita nel lavoro e nello sport, lasciando invece aperta la porta alla ricerca dello stimolo giusto volto al miglioramento. Focalizzarsi costantemenete su ciò che non si sa fare è un atteggiamento depotenziante, mentre una buona strategia è scoprire cosa si sa fare, qual'è il proprio talento, cercare cioè di comprendere verso cosa si è realmente portati. 

 

La vera sfida nel superare i propri limiti è racchiusa nel mettere a frutto il talento personale, allenando adeguatamente corpo e mente. Avere un potenziale fisico, sopratutto nello sport è si importante ma se non si ha una mente forte, una buona autostima ed un atteggiamento mentale confidente, il solo potenziale fisico risulterà insufficiente per raggiungere grandi traguardi, in quanto davanti alla sconfitta si reagirà in modo inadeguato, interpretandola magari come un freno piuttosto che come un incentivo a favore del migliormento. Nello sport può capitare al miglior atleta come alla migliore squadra di perdere e lasciarsi sopraffare dalla depressione legata alla sconfitta, che può innescare un meccanisco a cascata che potrà portare a non riconoscersi più nella propria immagine ideale di sè, quella del  vincente, abbassando il proprio livello di autostima e confidenza in se stessi. Optare invece a favore di una reazione positiva alla sconfitta è segno di un saper reagire ed imparare in modo costruttivo, modificando e ricontestualizzando il significato di fallimento che verrà trasformto in un'opportunità di crescita personale. In questo modo un limite smette di essere una barriera che ci ostacola impedendo il miglioramento, in quanto la delusione per una sconfitta o un mancato raggiungimento di un obiettivo saranno utilizzati con metodo al fine di comprendere in che modo reagire per cambiare lo schema di azione e trovare nuove vie o inventare nuove strategie che ci permettano di aggirare il limite e superarlo. Questo schema ha una definizione: "resilienza", cioè la capacità di ripsondere a determinati eventi negativi trovando il modo di uscirne fuori, attraverso la creazione di percorsi alternativi.

Cosa può aiutarci per la crezione di un percorso alternativo? Innanzi tutto imparare ad osservare qualcuno che eccelle in quello a cui noi aspiriamo. L'osservazione o il modellamento sono strumenti efficaci per l'espansione delle proprie capacità fisiche. Se esiste un particolare individuo che possiede specifiche capacità che ci interessano, grazie al modellamento possiamo “estrarle” e apprenderle. Nella PNL ciò consiste nel far ripetere a chi è inesperto, una serie di comportamenti specificandone le fasi. In questo modo è possibile apprendere una strategia fornita da chi ha già raggiunto significativi successi nell’ambito di interesse. Il primo passo è quello di esminare l'individuo che si vuole emulare esaminandone i differenti livelli di informazione come ad esempio, che influenza esercita l’ambiente esterno sulla persona che intendiamo modellare (quando e dove agisce). Naturalmente si prende in considerazione anche l’impatto che a sua volta, genera l’individuo sull’ambiente. 

Un altro livello di informazioni si riferisce al “cosa fa” esattamente, ovvero i comportamenti specifici (schemi lavorativi, relazionali e interattivi riferiti a situazioni e/o persone).
Inoltre si esaminano le capacità intellettuali e cognitive, i suoi valori e convinzioni (cosa “crede” in merito al proprio ambiente, in merito a se stesso, al suo lavoro ecc.). In altre parole, si esamina tutta la struttura dei suoi livelli logici (ambiente → comportamento → capacità → convinzioni/valori identità → spiritualità). Attraverso il modellamento si possono acquisire inconsapevolmente sia i caratteri migliori che quelli peggiori. Per questo occorre un forte allenamento sulla consapevolezza dell’osservazione selettiva. In un team di atleti ci sono elementi più o meno eccellenti: chi modellerà chi? Sono meccanismi che, se guidati in modo consapevole, possono fare una grande differenza sulle performance dell'atleta. Modellare non è una teoria né è alla ricerca della verità, modellare è copiare ciò che può essere utile. I bambini sono degli eccellenti “modellatori”, imparano a crescere, ad emulare … e imparano anche ad emulare ciò che non è utile, come le credenze limitanti degli adulti vicini, perché da bambini non si è in grado di scindere. Per questo ho affermato che si possono inconsapevolmente acquisire i tratti migliori come quelli peggiori.

Il presupposto del modellamento risiede nell'avere la consapevolezza che se qualcuno "ci riesce" non c’è ragione valida per cui non possa farlo anche io. Secondo gli studi di R. Bandler e J. Grinder, tutti noi siamo potenzialmente uguali. Il modeling, infatti,  è legato alla presupposizione per cui se qualcuno riesce ad ottenere un risultato positivo in qualcosa non c’è ragione valida per cui non possa aspettarmi di fare lo stesso anche io. La domanda che Bandler e Grinder si posero in merito fu: "Se siamo tutti potenzialmente uguali, cos'é che rende diversi i risultati raggiunti dalle persone? In che modo si differenziano sostanzialmente le persone, tanto da non riuscire tutti a raggiungere gli obiettivi prefissati?". Compresero che bisognava individuare una persona di successo che si vorrebbe modellare. 

Si comincia cioè, guardandosi attorno e indviduando una persona di cui abbiamo stima e a cui vorremmo somigliare, di cui vorremmo quello stesso successo in quello specifico campo. Si può modellare una performance sportiva, una performance lavorativa, uno stato emozionale, una situazione sentimentale e qualsiasi cosa si voglia. Individuata la persona, attraverso le tecniche della PNL, si comincia con l'osservare la fisiologia di quella persona, (vedi anche l'articolo "La Fisiologia e l'Autostima") la linguistica, e le strategie di pensiero. La PNL ci insegna la tecnica per modellare le persone e ci porta in uno stato potenziante per far sì che quanto appreso diventi una parte reale del nostro comportamento facendo  in modo che sia un atteggiamento che duri nel tempo. Bisogna imparare a mettersi nei panni di chi osserviamo; vedere, udire e sentire come loro; assumere il loro atteggiamento finchè non lo si fa proprio; osservare in che modo si concentrano durante le loro prestazioni, quali parole ed espressioni usano nel parlare del loro sport.

Questa tecnica funziona grazie ai "neuroni specchio" che sono una classe di neuroni che si attivano quando un individuo (o animale) compie un'azione e quando l'individuo osserva la stessa azione compiuta da un altro soggetto. Questa importante scoperta neurofisiologica avvenuta negli anni Novanta del 20° sec. ha messo in luce l’esistenza di questo meccanismo di comprensione grazie al quale le azioni eseguite dagli altri, captate dai sistemi sensoriali, sono automaticamente trasferite al sistema motorio dell’osservatore, permettendogli così di avere una copia motoria del comportamento osservato, quasi fosse lui stesso a eseguirlo. Un buon coach non può quindi certo esimersi dal prendere in consiederazione il modellamento come uno strumento utile per il suo cliente. Deve considerare  anche se stesso come elemento di guida tramite ciò che trasmette nella relazione  istaurata che deve avere come requisito base la comprensione e anticipazione dell’azione e l’empatia nel rapporto tra istruttore/allievo, allenatore/atleta e coach/cliente, che sia esso un atleta, un allenatore o una squadra. E' ormai evidente che si è largamente influenzati dal sistema specchio e di come questo entri di diritto nella formazione dell’atleta e nell’approccio dell’allenatore verso quest’ultimo fino a poterlo considerare come un vero e proprio “contagio emotivo”..

In conclusione: un atteggiamento mentale basato su pensieri di sfiducia è un abitudine che si innesca automaticamente nelle situazioni difficili di prova che può portare ad un decadimento delle prestazioni. Tale processo benchè naturale deve essere gestito imparando a controllare il pensiero verso la proiezione degli elementi che sono le risorse vincenti che ciascuno possiede.

Lì dove queste risorse scarseggino si può usare il "modellamento" seguendo questi passaggi:

mostrando l’azione più e più volte;
visionando filmati con immagini di successo;
sviluppando empatia nell’atleta;
raggiungendo un buon grado di consapevolezza del nostro assetto emotivo;
presiedendo il raggiungimento degli obiettivi con atteggiamento positivo.

Ovviamente qui ho solo sfiorato l'argomento, che invece è molto più ampio sia nella descrizione che nella sua applicazione. Spero comunque che possa esservi stata utile e aver magari suscitato in voi la curiostà per saperne di più sull'importanza dell'allenamento mentale. Molti dei più grandi atleti di diverse specialità si sono affidati ad un mental coach oltre che ad un preparatore atletico, raggiungendo obiettivi eccellenti.

Carolina Kostner, pluricampionessa di pattinaggio sul ghiaccio ha affermato in una sua dichiarazione " (...) Il lavoro mentale m'insegna a sopportare le pressioni delle gare e a essere concentrata al 100% durante l'esercizio. La cosa fondamentale per la mia disciplina, però, è far si che io riesca a trasmettere completamente la mia personalità e a esprimere al massimo i miei sentimenti, che spesso sono confusi, incerti, volubili. (...) Se hai la fortuna di farti seguire bene, da qualcuno che ti sa preparare in modo vincente, puoi raggiungere davvero ogni traguardo. Per continuare a salire sempre." 

L'allenamento mentale è importante tanto quanto quello fisico, per cui dedicategli del tempo quotidianamente. Elaborate un programma di allenamento mentale e seguitelo; allenatevi in anticipo con la mente, sperimentando la situazione come se vi ci trovaste davvero dentro e non come spettatori di voi stessiusate delle tecniche di rilassamento scegliendo un momento della giornata in cui non venite disturbati; usate il modellamento per migliorare le vostre prestazioni ricordando che la ripetizione è la chiave dell'apprendimento; imparate a parlare a voi stessi in modo incorggiante e positivo.

"La mente è il limite. Finchè la mente riesce a concepire il fatto che tu puoi fare qualcosa, riesci a farla se ci credi veramente al 100 per cento".

Arnold Schwarzenegger, body-builder e attore cinematografico

 

 

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