Ipnosi: viaggio all'interno della realtà umana. (parte prima)

 

Parlando dell’Ipnosi nei suoi molteplici aspetti suddividerò il mio concetto di Ipnosi in 3 punti fondamentali: 

il primo punto tratta dell’Ipnosi di per se e del suo funzionamento come strumento, prendendo come chiave di lettura l’approccio indiretto di M. Erikson e le sue deduzioni al riguardo.

Il secondo punto è una rivisitazione della storia dell’Ipnosi, ripercorrendone gli sviluppi nel tempo insieme ai principali fautori che hanno contribuito alla sua evoluzione. Pur attenendomi alla cronologia degli eventi, mi sono presa la libertà di partire, in questo secondo viaggio immaginario, proprio dal periodo storico del IX° secolo. Ripercorrendo a ritroso nel tempo la sua storia, come in una trance alle vite precedenti, cercherò di illustrarne le sue molteplici vite passate collocate nel tempo e nello spazio, con tutti i personaggi che ne hanno fatto uso trasformandolo di volta in volta, pur lasciandone intatta la sua efficacia nell'utilizzo per la consapevolezza di quel preciso momento storico.

Il terzo punto riguarda invece il mio personale coinvolgimento con l’Ipnosi, essendo per me uno strumento prezioso che non solo mi ha aiutata in prima persona, ma anche le persone che affidandosi a me come counsellor ne hanno tratto giovamento. Avendo io una visione della vita che esula un po’ dall’ordinario, riporterò alcune mie convinzioni che potrebbero non essere condivise dai più.

Voglio sottolineare che le mie personali convinzioni su “chi siamo” e sul “come” interagiamo con tutta ciò che ci circonda, rimangono legate alla mia sfera personale e che non le trasporto mai nel mio lavoro di counsellor a meno che non stia interagendo con persone che hanno la mia stessa visione della vita. Qui sarà per me possibile fare 2 distinzioni sul rapporto tra ipnotista e cliente: una che non oltrepassa il limite della figura dell’ipnotista così come ci viene insegnato, l’altra è quella più personale, dove a guidare sono le mie convinzioni personali su cosa è l’inconscio.
 I risultati sono entrambi positivi per le persone in quanto si mantengono su due territori ben distinti. Ciò che invece li accumuna è l’insieme di regole da seguire per indurre una buona trance, rispettando tutti i passaggi che mi vengono insegnati dai miei formatori.
Per illustrare quanto sopra, ho preso in prestito una figura che assolverà al compito di impersonare sia l’Ipnosi che i personaggi più famosi che sono ad esso legati. Questo “viaggiatore” è Ulisse, famoso personaggio epico che non solo ha intrapreso in prima persona uno dei viaggi più fantastici, ma che continua a viaggiare nel tempo e nello spazio ancora fino ai nostri giorni. Essendo per me l’Ipnosi un “viaggio dell’anima” credo di aver trovato in Ulisse una rappresentazione plastica, cioè adatta ad ogni interpretazione, sperando così di raccontare in maniera piacevole ed anche con quella sana leggerezza, un argomento così complesso.

 Alla scoperta delle risorse interiori: dilatare la mente per conoscere e trasformare la realtà.

Proprio come Ulisse intraprese il suo lungo viaggio di ”ritorno in patria” volendo simboleggiare con ciò il ritorno alla propria interiorità personale, chi si affida all’Ipnosi può in un certo qual modo identificare la sua esperienza con un viaggio che parte dalla Terra ferma della realtà, in cui comunemente si identifica, ed esplora abissi e Terre sconosciute, facendo emergere realtà parallele in cui non c’è una mappa già scritta da seguire e dove la nostra unica bussola è il nostro inconscio. Un viaggio che non risponde ai canoni della mente razionale, ma che proprio perché ci trasporta dentro un mare di creatività e risorse a cui la razionalità non sempre ha accesso, ci trasforma in un ”viaggiatore tra oceani e terre sconosciute”. Per questo motivo mi piace identificare l’Ipnosi come un viaggio all’interno della realtà umana, un viaggio che si snoda all’interno del nostro essere più nascosto e silenzioso, a cui raramente chiediamo aiuto per trovare risposte, intuizioni o illuminazioni in momenti cruciali della nostra esistenza.

Così proprio come Ulisse, anche noi ci ritroviamo nella nostra vita ad affrontare problemi legati a conflitti sia interiori che esteriori. A volte siamo il “cavallo di Troia”, che sotto un’unica identità celiamo i molti aspetti del nostro sé di cui spesso neanche abbiamo consapevolezza; sono quelli che fanno parte della nostra "mappa del territorio" sviluppatasi fin dall’età infantile e spesso queste sono in contrasto tra di loro. Siamo anche colui che dopo aver distrutto Troia, alcune sfere della nostra vita, parte con le sue navi nel tentativo di far ritorno a Itaca, intesa come ”il ritornare a” o il trovare un equilibrio interiore che ci fa sentire a “casa”. Questo può avvenire quando si riesce a cambiare il quadro di riferimento legato alle percezioni, legato all’aspetto cognitivo, facendo riassociare creativamente le risorse al nostro interno.
Le avventure che Ulisse percorre nel fare ritorno a Itaca e che costituiscono parte della trama dell’Odissea di cui ne è un assoluto protagonista, possono anche essere metaforicamente paragonate all’intera vita di una persona, la quale sa di star affrontando un viaggio ma di cui conosce solo parte della strada. E’ un po' come camminare per le vie di una città, la parte cosciente di noi, ignorando completamente il fatto che al di sotto c’è una magnifica rete della metropolitana, le sub modalità, che può aiutarci ad evitare i “soliti problemi legati al traffico di superficie”.
Ulisse è lontano da Itaca ormai da quasi 20 anni. La ninfa Calipso lo trattiene presso di sé e vuole farlo suo sposo. La nostra identità cioè quella parte di noi con cui ci identifichiamo è un po’ come Calipso, che ci vuole trattenere e unirsi definitivamente a noi. Ma cosa sappiamo veramente della nostra identità? L’Ipnosi può essere uno strumento che ci permette di viaggiare dentro i molteplici aspetti del nostro sé in maniera diversa.
Tornando alla nostra metafora, con il benestare degli Dèi dell’Olimpo Ulisse su di una zattera si avventura nel ritorno in patria.
Le vicende di Ulisse  durante il suo viaggio di ritorno, rappresentano non solo le sfide dell’esistenza umana, ma anche quelle della mente razionale pronta a scatenare tempeste interiori proprio come il Dio Poseidone scatenò una grande tempesta che spinse Ulisse e le sue navi nella direzione opposta alla sua meta. Spesso questo è ciò che facciamo a noi stessi quando dubitiamo delle nostre capacità generando così nella nostra mente la convinzione di “non essere all’altezza”, in altre parole avere una scarsa stima di se stessi. La mappa che abbiamo nella nostra mente è formata da un insieme di comportamenti e regole che non sono alla portata della mente cosciente. Non abbiamo il modo ne di verificarne i contenuti, ne di aggiornarli. La mia personale convinzione è che la nostra realtà non è altro che un’allucinazione e con questo intendo che non è altro che l’immagine mostrataci dai nostri sensi; la nostra esistenza a livello fisico viene percepita dai nostri sensi e così in questo contesto la vita materiale è come una specie di sogno in cui l’attenzione dei sensi è prevalentemente concentrata sulle convinzioni che le sensazioni sono reali.

La nostra realtà è l’immagine di un’esperienza e solo di una parte, neanche del suo insieme. Sicuramente molti se non tutti i nostri schemi comportamentali provengono dai nostri genitori, dalla nostra cultura, religione ecc. e ne siamo influenzati, sviluppando certe convinzioni riguardo ad un particolare ambito della nostra vita. Ci diamo costantemente delle suggestioni che agiscono anche esse come convinzioni che poi si riflettono sulla nostra esperienza. A volte una soluzione può generare un nuovo modo di pensare, esattamente come un nuovo modo di pensare può generare nuove soluzioni. Un trauma può trovare la sua risoluzione con una rielaborazione diversa dell’accaduto, estrapolando nuove associazioni che possono integrare anche le esperienze negative in un modo costruttivo. Ciò fa si che l’esperienza non rimanga bloccata nella sua forma originaria disturbante che se non rielaborata, nel corso degli anni può creare una sorta di collegamento con altri traumi simili e che anche se di minore entità vengono ugualmente vissuti intensamente a causa della forte carica emozionale appartenente al trauma originario. In ciascuno di noi c’è uno schema abituale di pensiero che viene supportato dalle azioni che ne conseguono, una specie di comportamento condizionato che rafforza costantemente certi aspetti  e se l’abitudine è quella di farlo per gli aspetti negativi concentrandosi su di essi, di conseguenza mediante un processo di ipnosi naturale verranno immessi nella propria esperienza. Questo può portare le persone a cercare l’oblio in modi deleteri come le droghe, proprio come Ulisse che approdò non a caso dopo la tempesta nella terra dei Lotofangi che erano dei  mangiatori di loto, fiore che dona l’oblio. Si può invece con l‘Ipnosi ritrovare la strada che si crede perduta, in quanto è nel nostro inconscio che risiede la bussola che ci indica la rotta da seguire.

Ho avuto un’esperienza personale con una cliente che venuta da me mi aveva detto di avere 2 obiettivi da raggiungere che sentiva profondamente lontani da lei: il primo era un “radicamento” inteso come stabilità interiore e di conseguenza esteriore; il secondo era "acquisire più autostima". Ho usato l’Ipnosi per portarla nel suo mondo interiore, lì in quel punto dove nascono le risposte e le soluzioni terminando con una visualizzazione guidata legata al radicamento delle sue radici nella Terra.. Ciò che lei ha poi identificato come il suo “angelo custode” le ha donato la risposta sul come acquisire più stima nei confronti di se stessa: "datti piacere". Le ho chiesto poi quali fossero state le sensazioni che aveva provato e abbiamo messo insieme sia un bel Mantra che una bella Rosa dei Venti (procedura di analisi che cerca di capire come il soggetto distribuisce e si relaziona con gli eventi della propria vita). Dopo questa esperienza era in uno stato di felicità, come se veramente avesse mangiato il fiore del loto. Ciò che era accaduto è che il suo inconscio aveva trasferito i suoi contenuti positivi inconsci nelle convinzioni coscienti e le sensazioni che si è concessa di provare proprio perché in un contesto diverso, le hanno permesso una nuova presa di coscienza riguardo alle sue risorse interiori. Credeva di non averne ed è andata via sapendo non solo  di averle, ma che le appartenevano in quanto erano già in lei. Questo aiuta sicuramente a sentirsi più sicuri. Ciò conferma anche che è vero che ”è meglio lasciare che sia l’inconscio a disfare ciò che ha fatto”.

Nella terra dei Ciclopi

Tornando al nostro “viaggiatore” nella terra dei Ciclopi, vediamo in un altro momento un Ulisse rinchiuso in una grotta (le esperienze traumatiche originarie), che se non vuole soccombere è costretto ad escogitare un piano di fuga che abbia come parametro qualcosa al di fuori della logica. Dopo aver riflettuto sulla situazione dentro un contesto a lui diverso (quello che ci porta a fare l’Ipnosi utilizzando e intensificando il predominio dell’emisfero destro), ecco che porta alla parte cosciente una probabile soluzione al problema che sta affrontando. Come prima cosa acceca Polifemo, che in questo caso potrebbe anche simboleggiare il nostro emisfero sinistro, trovando un’analogia con l’Ipnosi in quanto questa mette in “oscurità” l’emisfero sinistro; poi fugge insieme ai suoi compagni camuffato da capra, e questo può rappresentare la “soluzione” trovata con l’aiuto di una trance che intensifica il predominio dell’emisfero destro, sede dell’inconscio con tutte le sue risorse. E’ interessante anche o almeno è quello che per me è evidente, che nonostante la grande mole del ciclope Polifemo, il quale potrebbe simboleggiare la forza bruta dell’essere umano, quando questi viene privato della vista del suo unico occhio, non a caso posto al centro della fronte simbolo del “terzo occhio” o della ”visione interiore” di cui anche l’Ipnosi se ne avvale durante la trance, questi si riduca a poco più di uno stolto. Quindi Polifemo, caratterizzato dalla sua capacità di trasportare carichi alquanto grevi come quello di spostare l’enorme masso all’ingresso della vasta spelonga, ci ricorda un po’ l’uomo che non sa accedere alle sue risorse creative e che vive un’esistenza carica di pesi e che inconsapevole di avere in sé le risorse per superare i propri drammi, trascorre la propria esistenza quasi sopravvivendo.

Non a caso mi piace pensare che Ulisse abbia accecato Polifemo colpendolo nel punto di collegamento con le risorse interiori, l’occhio della mente, privandolo così di gran parte di queste. Quindi quello che emerge da ciò è il netto contrasto tra queste due figure: una è l’immagine di un mostro con un occhio solo se si considera che divorò 6 degli uomini che viaggiavano con Ulisse, immagine che stona con quella luminosa, aitante e astuta di Ulisse che infatti alla fine ebbe la meglio sul ciclope colpendolo nel suo punto debole. La figura di Polifemo, se dovessi associarla in un recente passato a qualcuno legato al mondo dell’Ipnosi, sarebbe al dott.r Freud, che con il suo fallimento come ipnotista e la sua conseguente rinuncia, in quanto considerato un “gigante”in quel momento nel mondo della psicanalisi, ha generato in esso disinteresse e avversione nei confronti dell’Ipnosi.

Le conseguenze dei "venti" contrari alla rotta prestabilita

Ulisse continua il suo viaggio di ritorno approdando all’isola Eolia, dove viene ospitato da Eolo re dei venti il quali gli fa dono di un "otre" dove vi erano racchiusi i venti contrari alla navigazione. Giunti in vista di Itaca  i compagni pensando che l'otre contenesse un tesoro, lo aprirono e i venti scatenarono una terribile tempesta che li scaraventò sulla terra dei Lestrigoni, feroci cannibali che distrussero la sua flotta. Credo che ognuno di noi possegga la sua personale otre e nella mia interpretazione, l'otre rappresenta il contenitore dei nostri sintomi, traumi, patologie, nevrosi e problemi che abbiamo imparato a tenere “dentro” proprio come i venti erano chiusi nell’otre di Ulisse. Quando li tiriamo fuori malamente, ci sbranano e non sempre è salutare andare a ripercorrere certi eventi traumatici che il nostro inconscio ha saggiamente “rinchiuso”. Se invece, come anche gli studi delle Neuroscienze hanno riconosciuto, usiamo l’approccio Ericksoniano con i paradossi, le metafore, la confusione, riuscendo a cambiare il quadro originario di questi e-venti traumatici ricostruendoli con nuove associazioni, disperderemo la loro forza. Metaforicamente parlando, l’Ipnosi non ci lascia in pasto ai nostri problemi.

Il "viaggio" e l'ipnosi regressiva

 In conclusione della prima parte  di questo "viaggio all'interno della realtà umana", in cui uso metaforicamente Ulisse e le sue peripezie nel suo tanto agoniato ritorno ad Itaca, ecco che lo vedono passare per l’isola di Eea dove dimorava la maga Circe che li trasformò in porci liberandoli in un secondo momento sotto consiglio degli dèi dell’Olimpo. Passarono per il regno dei morti dove Ulisse incontrò prima sua madre e poi l’indovino Tiresia. Scampò alle mitiche Sirene e al loro canto, per affrontare poi i terrificanti Scilla e Cariddi. Giunti poi all’isola di Ogigia l’isola del Dio del Sole, il suo equipaggio perì sotto l’ira di Zeus a causa dell’uccisione delle vacche sacre. Ma alla fine riesce a tornare nella sua terra e dalla sua famiglia. Ulisse per me metaforicamente parlando, rappresenta sia l’Ipnosi come strumento che l’uomo che ne fa uso, in quanto nessuno dei due può esistere senza l’altro.
Questo è anche ciò che l’Ipnosi permette di riprenderci: un miglior rapporto con se stessi migliorando anche i rapporti affettivi intorno a noi. Si ricostruiscono legami spezzati o lì dove non è più possibile materialmente perché magari si tratta di persone non più in vita, si può tramite l’Ipnosi Regressiva, li dove per termine "regressiva" si indica proprio l'intenzione di stimolare nel soggetto in trance la capacità di ricordare esperienze rimosse dal conscio facendo, per l'appunto, "regredire" lo stesso soggetto nello stato ipnotico capace di indurlo a recuperare suoi ricordi rimossi di eventi passati e grazie a questo recupero, di eliminare di conseguenza i suoi problemi psicologici. L’Ipnosi Regressiva ci fa viaggiare nel tempo, sia  legato a questa esperienza di vita, (vedi Ullisse nell’Erebo e l’incontro con la madre ormai defunta), sia che ci porti verso ipotetiche vite passate. Essendo un’esperienza soggettiva, non è sottoposta a interpretazioni di tipo morale o religioso o culturale e nel caso di Ulisse questo è descritto con l’incontro con l’indovino Tiresia il quale dona ad Ulisse una risposta e si ri-costruiscono a livello interiore delle esperienze liberando così le persone da pesanti fardelli carichi di sensi di colpa o di rimpianti. L’Ipnosi Regressiva ci permette di riequilibrare sia la nostra parte razionale con quella creativa, sia la nostra parte fisica con quella emotiva. Tutto questo avviene più che grazie all’episodio rivissuto, alle emozioni.

L’Ipnosi Regressiva è veramente una risorsa che, sia per la mia esperienza personale che lavorativa ci porta in un posto “sicuro”. E’ una forma particolare di ristrutturazione temporale, nella quale si va a cercare nel passato di una persona elementi e situazioni che possono essere modificati. E’ la ricerca di esperienze perdute nel nostro inconscio che si vogliono di nuovo portare a livello della nostra coscienza; un tornare indietro per guardare di nuovo da un altro punto di vista. Molte volte il nostro inconscio ci protegge senza che noi gli chiediamo nulla, stendendo un velo su un passato che è stato causa di sofferenza. In tal caso, rimuovere quel velo e riportare questa conoscenza da inconscia a livello cosciente potrebbe essere inopportuno e non vantaggioso per la persona. Bisogna sempre valutare questa possibilità. Quindi la regressione non deve diventare una dimostrazione di potenza da parte del terapeuta o una prova spettacolare, ma un atto terapeutico volto ad aiutare la persona a ricordare o a dimenticare a seconda delle circostanze. Se noi la lasciamo lavorare, la nostra mente inconscia sa proteggersi da sola.
Questa potrebbe essere un’interpretazione personale ovviamente, di quello che un’opera come l’Odissea può anche simboleggiare oltre a tutte le altre che durante il trascorrere dei secoli ha già simboleggiato. E’ però anche uno dei primi viaggi che abbiamo ispezionato, quello all’interno dei simbolismi di una delle più grandi opere, che permettono una libera interpretazione come questa, fiorita in un leggero stato di trance.

 

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