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Quello che gli altri pensano di voi è un problema loro

Nell'ambito del mio lavoro come counselor, spesso uno dei problemi che è alla base della serenità di alcune persone è l'attenzione che ripongono a ciò che gli altri pensano di loro. Arrivano ad un punto della loro esistenza in cui si domandano come mai, nonostante per anni avessero cercato di compiacere gli altri, ciò non solo non è servito a nulla, ma li ha addirittura messi nella condizione di aver fatto delle scelte importanti nella loro vita che non avrebbero mai voluto fare con il risultato di ritrovarsi scontenti loro stessi per primi. Ho potuto notare subito che chi agisce in questo modo è sempre l'individuo con una scarsa stima di se stesso, il quale cercando all'esterno conferme del suo valore personale agisce in funzione degli altri invece che di se stesso. Non vi è nulla di più deleterio per l'individuo che agire spinto dal bisogno di avere consensi esterni per sentirsi bene con se stesso, per piacersi, accettarsi e maturare quella confidenza interiore che è alla base di una sana autostima che farà la differenza nella nostra vita.

Ciò che viene sottovalutato quando si agisce solo per compiacere gli altri, è che così facendo si va a penalizzare una gran parte di se stessi e questo con il passare degli anni non ci permetterà neanche più di pensare a cos'è che invece fa piacere a noi anche se non tutti saranno d'accordo con le nostre scelte, con i nostri punti di vista o con il nostro comportamento. Teniamo sempre ben presente, che "gli altri" chiunque essi siano, hanno tutto l'interesse affinchè noi scegliamo di vivere nel modo in cui a loro fa più piacere anche se questo non corrisponde esattamente a ciò che fa piacere a noi. Per dirlo con un solo termine, siamo tutti dei  "manipolatori" nati e questo lo impariamo a fare quasi meccnicamente sin dai primi mesi di vita. Il bambino che impara che con il suo pianto riesce ad ottenere le attenzioni della mamma, userà questo sistema fintanto che la risposta al suo pianto sarà la stessa, diventando un buon manipolatore inconsapevole fin quando la mamma rimarrà nel ruolo di colei che si lascia manipolare dal suo pianto. Crescendo impariamo altre tecniche per far si che chi ci gira intorno possa avere un comportamento che ci torni utile. Ciò vale anche al contrario, cioè quando un bambino che non sente di ricevere le giuste attenzioni della mamma  o  chi per lei e i giusti riconoscimenti, comincia ad adoperarsi nel fare tutto ciò che gli viene richiesto di fare: non frignare, fai il bravo, sii educato, mangia tutto, non fare i capricci ecc. ecc. altrimenti la " mamma non ti vuole bene", è un classico esempio di come potrebbe iniziare nel bambino a formarsi la convinzione che per essere amati, apprezzati, lodati, bisogna accontentare le richieste della figura di riferimento del momento. E qualora non si riesca a soddisfare le richieste del mondo circostante, ecco che ci si ritroverà a fare i conti con persone che non esiteranno neanche un secondo a dirci  che il nostro comportamento è sbagliato perchè a loro non sta bene, cioè non soddisfa i loro personali canoni di quale dovrebbe essere il comportamento che noi dovremmo tenere affinchè loro possano sentirsi bene! Lo trovo folle!!!  Se una mamma è ansiosa di suo, pretenderà che il figlio abbia un comportamento che non vada a toccare il tasto della sua ansia qualunque essa sia, anche se ciò potrebbe significare privare il bambino di fare qualcosa di non pericoloso ma che a lui piace onde evitare di sentirsi dire, qual'ora ometterà di esaudire il desiderio della mamma, "con il tuo comportamento mi fai stare male".

I genitori come gli insegnanti, i nonni, sono delle figure importanti per un bambino. Rappresentano dei filtri di autorità imponenti proprio in quanto il bambino vede in loro l'autorità assoluta. Quando un insegnante decreta che "questo bambino non è portato per codesta materia", il bambino farà sua questa affermazione e al 90% delle volte, quando penserà a se stesso dalla prospettiva di quell'insegnante, si sentirà incapace e si porterà dietro questa convinzione che determinerà forse gran parte delle scelte nella sua vita. Questo è solo un esempio all'interno di un contesto e di una circostanza, cioè l'ambito scolastico, che  se esteso ad altre persone  contesti e circostanze vi farà comprendere come la stima di un bambino venga manipolata. Vi chiederete cosa centro questo con il fatto che "quello che gli altri pensano di voi è un problema loro". Bè questo centra perchè è in questo modo che la fiducia in se stessi viene lesa. Ovviamente c'è anche il discorso contrario e li dove ci saranno atteggiamenti diversi quindi costruttivi rispetto a questi, il bambino crescerà con una buona confidenza in se stesso e difficilmente sceglierà di fare le cose solo per compiacere gli altri invece che se stesso.

Nell'età adolescenziale ciò è molto evidente all'interno del gruppo sia nell'ambito scolastico che di amicizie. L'individuo poco sicuro di se è colui che cercherà di adottare atteggiamenti in linea con il leader anche quando ciò che gli viene richiesto a lui non piace, ma che purchè di sentirsettato adotterà anche a costo di sopprimere molto di se. "Se mi vesto, parlo, agisco in questo modo, cosa penseranno di me?" ...... è un problema loro ciò che penseranno! Ho ripetuto a mia figlia questo concetto milioni di volte quando mi suonava un ritornello simile, aiutandola a comprendere che per prima cosa era importante che lei comprendesse cosa piacesse a lei a prescindere se poi ciò fosse piaciuto anche agli altri, perchè chi non ha problemi con se stesso, ti accetta per come sei e non per come vorrebbe che tu fossi! Nelle relazioni senimentali accade un po' la stessa cosa..."se non ti comporti così ALLORA non mi ami", e non sto parlando di chissà quali atteggiamenti, perchè il più delle volte ciò accade anche se solo invece di ricevere 4 telefonate se ne ricevono 2!  Il problema è quello di non avere ben chiaro, che una persona equilibrata, non ci chiederebbe mai di essere diversi da come a noi piace essere, in quanto non ha nessun bisogno irrisolto che vorrebbe delegare a noi tramite il nostro comportamento. A questo aggiungiamoci il fatto che noi, nella mente degli altri, siamo solo pensieri e che questi pensieri il più delle volte non corrispondono  a ciò che noi siamo. Quindi, imprimetevi nella mente e ripetetevelo come un mantra, "CIO' CHE GLI ALTRI PENSANO DI ME E' UN PROBLEMA LORO!" e vedrete che pian piano vi sentirete sollevati dal peso di essere come piace a gli altri, in quanto per voi sarà più importante ciò che "voi pensate di voi" piuttosto di quello che pensano gli altri al vostro riguardo. Non dico che chi parte da una posizione di "bisogno di approvazione esterna" riesca a capovolgere subito l'immagine che la persona ha di se e che si è costruita in molti anni, dico solo che se ci  si prendesse del tempo per lavorare su se stessi, si potrebbe  rivoluzionare la propria immagine  e con essa la propria esperienza di vita... e chi lo ha fatto, me compresa, sa perfettamente che è come rinascere un'altra volta e questa volta lo si farà scegliendo solo in base ai propri bisogni, sogni e desideri, imparando a dire a coloro a cui cominceremo a non stare più bene, in quanto non faremo più il loro gioco, " se non ti piaccio e se non ti sto bene, è un problema tuo".

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