Chakra: descrizione generale ed interpretazione psicologica di Carl Gustav Jung

In questo articolo riporto delle nozioni generali sui chakra che potete trovare sia sul web che su molti dei testi specifici inerenti questo argomento. Quello che invece ho deciso di condividere più approfonditamente in quanto rispecchia più da vicino la mia interpretzione sul sistema energetico dei chakra e riguardo ad ogni singolo chakra, è  una lettura in chiave psicologica, ma pur sempre valida, che  è stata fornita da Carl Gustav Jung, famoso psichiatra svizzero e teorico dell’inconscio collettivo.

Secondo Jung l’apertura dei chakra è un processo legato all’individuazione ed alla realizzazione, lungo la via che conduce dall’ego al sé impersonale. In pratica, per Jung, lavorare sui chakra significa accedere alle potenze dell’inconscio, risvegliando quel potenziale sopito che senza una guida spirituale può anche distruggerci. Jung si rese conto che per risvegliare l’attività dello Swadhistana chakra, doveva essere risvegliata la Kundalini stessa, ma si rese anche conto che questi fenomeni erano del tutto spontanei e senza alcun rischio, diversamente da come accade quando se ne ricerca il risveglio attraverso le pericolose tecniche del tantrismo, dove l’elevata e ispirata idea di Shakti, la pura Kundalini, è degradata al prosaico errore del culto sessuale. Jung non praticò mai alcuna forma organica di meditazione, ma ritenne che l’attenzione, raccolta in livelli più profondi, attraverso il moto del sé inconscio, poteva causare il risveglio della Kundalini. Inoltre, il moto dell’anima che ci guida alle profondità dell’inconscio, fu da lui riconosciuto come una forma immaginaria proiettata dalla Kundalini e con essa identificata.

 

Chakra e' una parola Sanscrita il cui significato e' ruota o disco e indica uno dei sette centri di base di energia nel corpo umano. Ciascuno di questi centri e' connesso, a livello di energie sottili, ai gangli principali dei nervi che si ramificano dalla colonna vertebrale (ma non si identifica con essi). In più i chakra sono correlati ai livelli della coscienza, agli elementi archetipici, alle fasi inerenti lo sviluppo della vita, ai colori, suoni, alle funzioni del corpo e a molto, molto altro

I chakra vengono anche chiamati Padma, cioè loto, spesso infatti sono rappresentati come fiori di loto chiusi, semi chiusi, o aperti, con differenti numeri di petali che aumentano mano a mano che salgono verso l'alto, e che possono essere rivolti verso il basso, cioè verso la Terra, o verso l'alto, cioè verso il Cielo, a secondo il livello di coscienza raggiunto dalla persona che li riscopre e di conseguenza agisce.
Quando il chakra è aperto, l'energia fluisce liberamente penetrando tutti gli strati dell'aura, quando invece il chakra è chiuso, o bloccato, l'energia trova un ostacolo e non penetra: in quel punto avremo uno squilibrio a livello fisico, o a livello mentale e spirituale, o addirittura anche ad entrambi.

La dottrina orientale che ne ha diffuso la conoscenza nel mondo occidentale considera i chakra come aperture, porte di accesso all’essenza del corpo umano. I CHAKRA PRINCIPALI SONO SETTE (ma ce ne sono molti altri secondari, circa un centinaio, che "idealmente" corrispondono coi punti meridiani dell'agopuntura).

Il sistema dei chakra è quella struttura che trasforma e trasporta l’energia che noi utilizziamo quotidianamente per vivere, amare, pensare, lavorare, giocare, studiare, meditare. Ogni chakra è collegato direttamente a particolari aree cerebrali e ad alcuni organi del corpo. Il sistema dei chakra nel suo insieme è di vitale importanza per il nostro benessere. Quando è equilibrato tutto funziona a meraviglia, ma se uno o più chakra perdono la loro armonia, allora la condizione psichica e le funzioni fisiologiche iniziano a presentare disturbi di vario genere, fino a degenerare in complesse patologie. Per ottenere un giusto riequilibrio è fondamentale conoscere quali livelli energetici siano compromessi, inibiti, o sottoposti a carico eccessivo.

La loro funzione principale è quella di assorbire l'Energia Universale, metabolizzarla, alimentare le aure e rilasciare energia all'esterno. Quasi tutti li vedono come degli imbuti, che roteano e contemporaneamente fanno scorrere l'energia avanti ed indietro fatta però eccezione per il primo ed il settimo chakra, che invece sono singoli. 

Ciascuno dei sette centri ha sia una componente (solitamente dominante) anteriore che una componente (solitamente meno dominante) posteriore, che sono collegati intimamente, fatta però eccezione per il Primo ed il Settimo, che invece sono singoli. Dal Secondo al Quinto, l'aspetto anteriore si relaziona con i sentimenti e con le emozioni, mentre quello posteriore con la volontà. Per quanto riguarda il Sesto (anteriore e posteriore) ed il Settimo, la correlazione è con la mente e la ragione. Il Primo ed il Settimo hanno inoltre l'importantissima funzione di collegamento per l'essere umano: essendo i chakra più esterni del canale energetico, essi hanno la caratteristica di porre in relazione l'uomo con l'Universo da un lato e con la Terra dall'altro. 

Ogni centro sovrintende a determinati organi, ed ha particolari funzioni a livello emotivo, psichico e spirituale. Tra i sette fondamentali, esistono delle precise affinità. Primo con Settimo: Energia di base con Energia spirituale. Secondo con Sesto: Energia del sentire a livello materiale con Energia del sentire a livello extrasensoriale. Terzo con Quinto: Energia della mente operativa e del potere personale con Energia della mente superiore e della comunicazione. Quarto: ponte tra i tre superiori ed i tre inferiori e fucina alchemica della trasformazione. Ad ogni chakra è associato un colore, che corrisponde e deriva dalla frequenza e dalla vibrazione del centro stesso. Inoltre ad ogni chakra corrisponde un mantra, il suono di una nota musicale e in alcuni casi, anche un elemento naturale (medicina cinese), un pianeta od un segno zodiacale.

Per aprire i chakra esistono molte tecniche diverse, tra le quali il Reiki che si evidenzia per la sua peculiare dolcezza e per la possibilità di armonizzare eventuali scompensi energetici, e la Shakty Pat. Qualcuno potrà chiedersi se i chakra normalmente sono chiusi, oppure come e da quali segni “ascoltare” l’attività dei propri chakra. A questo riguardo sostengo che è bene restare con i piedi per terra e dedicarsi ad un lavoro su di sé che aiuti, lentamente, ad acquisire più sensibilità rispetto ai corpi sottili.

 

Riporterò qui la descrizione del significato dei chakra secondo Jung tratto da "Carl Gustav Jung presenta il Kundalini Yoga di Puran Kaur (Solstizio d'estate 2003)".

Muladhara

Il primo chakra è quello che possiede le radici delle cose; è la terra, il fondamento del mondo. Tutti noi abbiamo radici e non possiamo fuggire via dal nostro mondo cosciente, siamo nel mandala della terra e corriamo il rischio di rimanere intrappolati nelle radici della fisicità della vita, della pesantezza della materia, della presenza costante della mente. Questo è il luogo energetico in cui l'essere umano è vittima dell'istinto, degli impulsi, della non consapevolezzaSe siamo vittime delle circostanze la nostra ragione può fare poco e spesso siamo spinti da unforza che ci costringe a fare cose non ordinarie e non giustificabili. Questo è Muladhara e qui troviamo Kundalini. Kundalini è qualcosa di assolutamente inconoscibile, superiore alla nostra volontà ed è lei che ci conduce ai chakra successivi.

È il diamante puro, la forza invisibile che ci costringe a seguire il percorso fino alla fine, fino all'essenza ultima. Se non ci fosse Kundalini aspingerci alla prima difficoltà torneremmo indietro, ma se quella forza vitale, quel bisogno,quella necessità, ci tengono per il collo allora non possiamo voltarci indietro; dobbiamo affrontare la vita. Da un punto di vista psicologico è ciò che ci spinge in avanti: se ci fermiamo perdiamo il sapore della vita, ciò che la rende affascinante. Kundalini risiede in questo chakra eci indica delle possibilità perché è la condensazione di migliaia di anni di esperienza, è la forza dell'energia infinita. L'inconscio non è ancora presente ed esiste la vita unicamente fisica; è come se la nostra vita si svolgesse in un grembo, siamo un gene, un embrione, una condizione iniziale, il seme del futuro e quando risvegliamo Kundalini iniziamo a vivere nell'eternità senza identificarci con l'inconscio. Come un terremoto Kundalini si risveglia e ci trasporta in volo e dovremo imparare a non identificarci con le esperienze perché una cosa è volare e una cosa è essere sospinti dal vento. Se il vento cade anche noi cadiamo, ma se sappiamo volare condurremo noi il volo e potremo sublimare le esperienze. Il Kundalini yoga è stato tenuto segreto per secoli non perché non se ne possa parlare, ma perché non è possibile capirlo: il suo segreto è la comprensione attraverso l'esperienza. Se contattiamo la nostra parte più profonda, se siamo nelle tecniche, allora il processo dell'impersonale può innescarsi. In Muladhara inizia il viaggio verso il divino, verso l'anima immortale. È una fonte di energia, è la pienezza dell'energia.

Muladhara è il simbolo della nostra presenza terrena, è l'energia psichica che spinge a vivere, è la radice della nostra esistenza.Il colore rosso associato a questo chakra è il colore del sangue, della passione oscura. La vita è qui. Contiene la shakti, una delle due divinità che si uniranno nel settimo chakra. L'elefantesimbolo del chakra, sostiene il peso della terra e rappresenta il tremendo sforzo di sostenere la consapevolezza umana, il potere che ci spinge a costruire il mondo cosciente. Per gli Hindu l'elefante è il simbolo della libido addomesticata, parallela alla nostra immagine del cavallo. È la
forza della consapevolezza, della volontà, dell'abilità di fare ciò che vogliamo.

Svadhisthana

Il secondo chakra è il luogo energetico in cui è possibile fare tutto; ci tuffiamo nel flusso della vita e ci lasciamo trasportare, galleggiando su tutto ciò che accade. Questo chakra possiede tutte le caratteristiche dell'inconscio e possiamo affermare che Muladhara finisce nell'acqua. Svadhisthana è un chakra legato al tattva acqua, al mare dove vive un enorme mostro. Nessuna meraviglia che esista in questo chakra una mezzaluna simbolo del femminile; ogni mistero della vita ha inizio nell'acqua, elemento dell'energia femminile; ogni ricerca di crescita ci riporta all'acqua, al pericolo di essere inghiottito dal mostro, così come anche il battesimo e tutti gli altri riti di iniziazione hanno un significato di passaggio e quindi di crescita: dopo quel passaggio non saremo più gli stessi.

Rappresenta una morte simbolica che porta ad una nuova vita, ad una rinascita. Oggi al posto del leviatano abbiamo l'analisi che è ugualmente rischiosa perché ci mette di fronte a noi stessi. Andiamo sott'acqua conosciamo il mostro e quella prova diviene lfonte della rigenerazione. Abbiamo qui l'approccio ad un tipo di vita diverso da quella passionale del primo chakra: l'inconscio. Il colore arancio associato all'energia di Svadhisthana è una sfumatura più chiara del rosso, contiene più luce, così come la rinascita ci conduce al giallo di Manipura. Il leviatano simbolo di questo chakra è un simbolo parallelo all'elefante: makara è negli abissi ciò che l'elefante è sulla terra. Rappresenta ancora una forza tremenda e qui troviamo il nostro peggiore nemico da affrontare: noi stessi. La grande benedizione sulla terra,  la consapevolezza, diviene la più grande sfida: l'inconscio. Makara dunque è l'altra faccia dell'elefante; il dragone che ci divora è lo stesso che ci sostiene e ci nutre perché se esiste il conscio esiste anche l'inconscio. Non essere coscienti delle proprie pulsioni è molto peggio che soffrire a causa loro. È la madre che ci ha nutrito da bambini e ci divora da adulti se non ci allontaniamo nel momento giusto; se non la abbandoniamo diviene un fattore negativo. Svadhisthana rappresenta il fattore psichico in cui ci perdiamo quando viviamo senza uno scopo preciso, quando semplicemente vogliamo vivere. La possibilità che ci offre è di raccogliere questa forza tremenda, la forza della vita ed utilizzarla per arrivare al nostro inconscio.

Manipura

Nel terzo chakra risiede il fuoco della vita, della passione: un essere umano senza passione è solo ridicolo. Questo chakra è la spia del nostro stato: spesso chi soffre di diarrea è spaventato e chi soffre di costipazione è particolarmente ostinato. Pensare nei termini dell'addome significa agire come quando la coscienza era così offuscata che si faceva riferimento solo a ciò che lo influenzava ed esistono ancora tracce di questi comportamenti quando siamo resi ciechi dalla passione. È il centro energetico in cui la materia è digerita, trasformata e il fuoco, che è il suo tattva, è un elemento mobile, visibile, perfettamente definito e tangibile ed è tanto fisico da bruciare provocando dolore. Siamo preda della passione e questo provoca infiniti problemi di relazione. La prima fase di coscienza fisica è l'addome, non conosciamo niente di più profondo. Il colore giallo associato a questo chakra rappresenta la combustione del sole. Il simbolo che troviamo è l'ariete, Ram, sacro ad Agni Dio del fuoco. Astrologicamente l'ariete è legato a Martepianeta della passione, dell'impulsività, della violenza. È un animale che esprime ancora l'elefante, ma in una nuova forma: più piccolo, sia l'animale sia la sfida; rinunciare alla passione è più facile che rinunciare alla coscienza della materia, comunque quando siamo coscienti della passione il pericolo peggiore è passato. Dall'intestino dove tutto è fuoco, sangue, muscoli, ossa, dove siamo come vermi senza testa, saliamo verso l'aria, il cuore, la superficie. Finché siamo in Manipura siamo nel fuoco della terraquel fuoco di cui parla il Buddha nel sermone di Benares "Il mondo intero è in fiamme, le vostre orecchie, i vostri occhi. Ovunque accendete il fuoco del desiderio, il fuoco dell'illusione perché desiderate cose futili." C'è però anche il grande tesoro della realizzazione. Quando iniziamo a percepire l'inconscio con il cuore entriamo in uno stato straordinario: le emozioni esplodono e iniziamo a piangere per cose accadute quaranta anni prima. Le emozioni tornano da Manipura spinte fuori dal fuoco che le ha risvegliate dalle ceneri sotto cui le avevamo sepolte. In manipura è avvenuta la combustione e sopra il diaframma, in anahata, l'aria le riporta in vita, ridona il respiro.

Anahata

 

Anahata è il centro del cuore, dell'aria. Cosa accade dopo l'inferno di Manipura? Dopo essere stati nella spirale della passione, degli istinti dei desideri, cosa avviene? Non si arriva al quarto chakra senza essere passati nella tempesta dei primi tre chakra, nel caos, nel brodo primordialeImpariamo lentamente che non ci identifichiamo più con i desideri: nel cuore nasce il Purushainiziamo a pensare, a divenire coscienti di qualcosa che non è più personale e anziché seguire gli impulsi in modo selvaggio iniziamo a creare delle sequenze, delle cerimonie che ci permettono di non identificarci con le nostre emozioni e a superarle. Superiamo il nostro umore selvaggio e ci chiediamo "perché mi comporto così?", ci possiamo innalzare oltre le nostre emozioni e osservarle. In Anahata risiede Shiva nella forma del lingam (l'aspetto creativo) e una piccola fiammella simboleggia il che appare. Si compie il processo di identificazione psicologicaQuando vediamo la differenza fra noi e l'esplosione delle passioni inizia l'individuo: l'ego che risiede in Muladhara sale, cresce e si guarda, si distacca e diviene il SÈ. Il è qualcosa di assolutamente impersonale, oggettivo. La nostra vita diviene Purusha, il primo legame con la nostra psiche; comprendiamo che il nostro esiste mentre siamo ancora nel mondo materiale, che non siamo la mente e che possiamo osservarla. In questo spazio energico avviene la sublimazione dei chakra inferiori. Troviamo qui il mondo dell'intangibile: sentimenti, menteEsiste qui qualcosa che unisce la mente, l'immaginazione, il prodotto dei sentimenti e del nostro intelletto e che li esprimeL'aria, il tattva di Anahata, possiede le caratteristiche del pensiero e dell'animaNel quarto chakra abbiamo la conoscenza attraverso il cuore "lo sai con la testa, ma non lo conosci con il cuore". Possiamo sapere una cosa con la testa senza che questa arrivi al cuore; ma quando si realizza nel cuore, solo allora è nostra. Soltanto quando sentiamo con il cuore siamo nella vera natura delle cose. Come esprime Lao Tzu "il significato che puoi ottenere con la ragione, che puoi elaborare, non è significato". Nel genere umano il quarto chakra è ancora molto flebile e Manipura molto presente; infatti dobbiamo essere sempre molto attenti e gentili gli uni con gli altri per evitare le esplosioni di Manipura. Il colore è verde e il suo simbolo è la gazzella. Insieme all'energia anche il simbolo che la rappresenta si trasforma. La gazzella è un animale tenero e aggraziato, del tutto inoffensivo, esageratamente timido ed elusivo: un attimolo vediamo e l'attimo dopo è saltato via. Salta via con un grande balzo, come se avesse le ali; tocca appena terra e il minimo alito di vento è sufficiente ad insospettirla e a farla fuggire. È un animale della terra ma sembra non avvertire la forza di gravità. Ha già perso una parte della pesantezza della terra e denota che in Anahata esiste un elemento elusivo, difficile da cogliere. È ciò che il medico definisce l'elemento psicogeno in una malattia. Il pericolo che corriamo è quello di agire come una gazzella impazzita e di incominciare a saltare in ogni direzione. Ma ciò che possiamo conquistare è la forza, l'efficienza e la leggerezza della sostanza psichica, del pensiero e del sentimento

Vishuddha

 

In Vishuddha chakra siamo oltre i quattro elementi necessari alla sopravvivenza umana: è un nuovo stato, più cosciente. Siamo nel pensiero astratto. Secondo la filosofia tantrica, che è tanto antica da perdersi nel buio dell'inizio del genere umano, il quinto chakra è l'idea della trasformazione della materia grossolana nella materia sottile: è la sublimazione dell'uomo. Qui superiamo la concezione del mondo e saliamo nella regione dell'etere. Ora Purusha è il centro delle cose, è l'essenza psichica, la sostanza delle cose, non una speculazione mentale ma un'esperienza. Qui comprendiamo che ciò che non ci piace del nostro nemico è identico a noiiniziamo a vivere la vita nella percezione del karma: gli altri sono visti come una condizione del nostro stato psichico e per empatia tutto diviene una esperienza soggettiva e personale.

Il colore è il blu e il simbolo è nuovamente l'elefante che al di la' delle piccole differenze che presenta rispetto a quello presente in Muladhara, è ancora espressione di forza e la presta alla realtà psichica che non ha evidenza fisica. Noi, ad esempio, sappiamo che Dio è un concetto che non ha evidenza fisica e non ha nulla a che vedere con il tempo e lo spazio, ma se si verifica l'esperienza di Dio allora lo comprendiamo e "possediamo". L'astrazione di Dio diviene esperienza non un concetto metafisico. Questa esperienza appartiene a Vishuddha; l'insormontabile forza della realtà non è più sostenuta dall'esperienza della materia ma da quella psichica. Qui raggiungiamo il luogo remoto dell'essere umano e di noi stessi perché ogni uomo ha almeno una esperienza che è quella maturata dal genere umano in migliaia e migliaia di anni. Ciò che affrontiamo noi oggi non immaginiamo nemmeno quante volte è già stato vissuto in milioni di anni, mentre noi anticipiamo l'esperienza migliaia di anni a venire che non possediamo ancora

Ajna

 

A questo punto parlare del sesto chakra diviene una sfida. Nel mandala di questo chakra non esiste nessun animale e questo significa che non esiste un fattore psichico. Comprendiamo che ogni albero, ogni pietra, ogni respiro, ogni coda di topo è il nostro SÈ; non esiste niente che non sia in noi. Il nostro sesto chakra è un raggio di luce catturato e imprigionato nel mondo. Il distacco dalle passioni è la liberazione da tamas e rajas, è un'esperienza psichica. Ciò che prima era dolore non lo è più e si osserva la tensione degli opposti senza agitazione. Non si diventa apatici ma liberi. È il Buddha che osserva Mara. Troviamo invece il lingam bianco; una condizione in cui non germina nulla ma  che nella piena coscienza, il Dio che dormiva in Muladhara ora è pienamente manifesto. Ajna chakra è Dio; è espressione piena e manifesta del non-ego. In questo stato di energia riconosciamo di essere solo psiche e il non-ego in cui ci annulliamo. Ajna chakra è oltre ogni soglia. Si può immaginare di essere parola, verbo e divenirlo veramente; come il Cristo. Si è distaccato da Dio ed è volato nel mondo visibile, luminoso come una luce. Si raggiunge un tale distacco che non si calpesta più la terra. È un essere umano che crea una nuova forma di se stesso

Sahasrara

 

In Sahasrara chakra avviene l'unione di Shakti e Shiva, gli opposti si uniscono secondo la filosofia tantrica e si realizza il viaggio di Kundalini. È una trascendenza ed è avvicinabile soltanto come concetto filosofico o come esperienza energetica per la quale non esiste modalità di approccio ed è oltre ogni immaginabile descrizione perché comprendiamo che tra il SÈ e Dio non esiste alcuna differenza. Non c'è più nulla, neanche Dio: solo Brahman. È il samadi, il nirvana.


"I chakra sono simboli del livello della coscienza umana ed io credo che lo studio di questi
simboli dello yoga tantrico può aiutarci nello studio della psiche umana se lavoriamo unendo
differenti mondi. Lasciatemi dire che lo yoga arriva dall'alto."
di Puran Kaur (Solstizio d'estate 2003).

 

 

 

 

 

 

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