L'Ego come sostenitore del Sè per creare la propria realtà (parte prima)

 

Riconoscere in sè stessi il meccanismo - egoico - condizionato, analizzarlo da osservatore esterno e reintegrarlo in modo trasceso e non giudicato, è alla base di  un percorso di evoluzione personale a vari livelli. Questo processo che ad un primo sguardo sembra seguire un filo logico e semplice, è in realtà un processo sia da individuare che da sperimentare.

Con una più attenta analisi scaturita sia da base teorica appresa, sia mediante lo studio di tale processo e con la sperimentazione personale, lascierà emergere che nella realtà oggettiva ciò  è vissuto almeno inizialmente, prima come esperienza fisica soggettiva e solo in seguito come esperienza mentale emozionale.
Questo significa che la spinta a rendere manifesta l’esperienza sul piano fisico emozionale, parte da una parte più profonda e meno accessibile alla mente – egoico - condizionata.

Ma che cos’è la “mente – egoico - condizionata”?
Per M.E.C. si intendono tutti i condizionamenti esterni  e continui, come quelli socio-culturali, familiari e ambientali. Condizionamenti continui nel senso che in ogni momento della nostra veglia, veniamo sottoposti a continui condizionamenti dettati dal contesto in cui ci troviamo. Purtoppo noi lasciamo anche che i nostri pensieri vengano condizionati  inconsapevolmente da chi ha un ben più alto interesse nel farci identificare con ciò che ci circonda, e mi riferisco a chi detenie un potere di cui la maggioranza delle persone neanche ne sospetta l'esistenza. 

Questi condizionamenti avvengono sia a livello conscio che sublimale e sono talmente tanti che ci danno l’illusione di avere un potere di scelta nella nostra vita. Abbiamo invece solo l'illusione di poter scegliere liberamente ed  è comunque importante capire tra cosa si stia effettivamente scegliendo. Comprendere che noi non siamo solo il prodotto finito di chi ci vuole solo come "padre di" o "figlio di", o "sorella/ fratello di", o "dipendente di" questa o quell’altra società, o "marito/moglie di" è fondamentale per acquisire la propria libertà mentale e, purtroppo, finché vivremo solo identificandoci con tutto questo, tutto ciò che potremmo essere sarà solo questo.

 

Quindi il concetto di mente – egoica - condizionata si può paragonare ad un insieme di limiti con cui noi ci identifichiamo. Questo fa sì che noi tenderemo a dipendere da una serie di bisogni che altre persone hanno costruito per noi. Questa non è vera libertà di scelta, questo è accontentarsi di vivere.
Ma cosa implica tutto questo nell’esperienza che noi stiamo vivendo? Qualunque essa sia, la nostra mente – egoica - condizionata ricercherà le possibili soluzioni all’esterno e, qualunque ricerca volta a trovare soluzioni esterne a se stessi, è destinata a fallire.

Qualunque sia la risposta che troveremo al di fuori di noi sarà illusoria. Illusoria perché gli altri non possono darci ne le risposte,  ne le soluzioni: solo noi le abbiamo ed è compito nostro ricercarle in noi stessi.
Accontentandoci  invece di una risposta esterna a noi, continueremo a  sentirci vittime impotenti di un qualche destino che sembra ci privi della capacità di scelta.
Quello che ne conseguirà sarà una vita tendente solo alla realizzazione egoica della propria mente, che non sa, del suo condizionamento esterno.


Cosa fare allora? Già arrivare a porsi questa domanda implica che si è  iniziato a fare qualcosa per se stessi.
Se si riesce a fermare per un po’ il flusso continuo dei propri pensieri, provando ad ascoltare la parte interiore di sè, allora prima o poi una risposta emergerà alla coscienza. L’ascolto vero di sè stessi è un processo silenzioso, come un maestro che insegna al suo discepolo mediante l'ascolto e in cui, le risposte che  giungeranno, saranno pari al livello delle domande poste.
E’ da questo momento che bisogna incominciare a scegliere attentamente le domande, perché saranno i primi mattoni che formeranno il gradino che dovrà sorreggere tutti gli altri e senza il quale, non vi è nessun inizio costruttivo possibile.

 

Troppo spesso abbiamo bisogno del dolore per fermarci e troppo spesso, quel dolore non basterà mai, creando così l'abitudine alla soffrenza. L’abitudine è deleteria almeno quanto un cancro lo è per l’organismo. Eppure, non ce ne accorgiamo neanche. Se solo si  scegliesse  di fermarsi ad ascoltare quel dolore e quello che in realtà ci sta dicendo, allora incominceremo a vederlo non più come un "apatica abitudine al dolore", ma a come un suggerimento che quello che abbiamo scelto in quel momento per noi è sbagliato. Il dolore ci implora di prendere una presa di coscienza diversa verso se stessi che, pur essendo già presente, rimane inascoltata. 


E’ in questo momento che dobbiamo far tacere l’ego e non identificarci solo con lui. E' in questo modo che  si scende all’interno del proprio essere. E che cosa ci aspetta lì in quel posto così sconosciuto che è dentro ognuno di noi?
Non è così semplice scoprirlo, ma è l’unica cosa che valga veramente la pena di scoprire.
Il meraviglioso dono che ci è stato fatto da Dio (a me piace identificarlo così, ma ognuno deve identificarlo come meglio crede), è quello di poter creare lapropria realtà a suo piacimento, lasciandoci la totale libertà di scelta con cui farlo. Ma di quale vera libertà siamo possessori se siamo solo il frutto dei condizionamenti esterni?

 

Possiamo chiedere qualunque cosa, “chiedete e vi sarà dato”, “qualunque cosa chiedete al padre mio e avete fede di averla ottenuta, l’avrete”: ma dobbiamo comprendere cosa stiamo chiedendo e perchè. Il guaio è che non si è consapevoli di tutto questo. Non si è consapevoli di chiedere in continuazione e né cosa si stia realmente chiedendo per se stessi.

Guardarsi dentro è saper riconoscere cosa si stia usando per costruire la propria realtà!
Quando si prende coscienza di tutto questo, allora la domanda seguente può solo essere: ma perché ho scelto di costruire così la mia realtà? Perché ho scelto di usare la sabbia quando avevo i mattoni?
Ci dobbiamo assumere tutta la responsabilità, perché è solo nostra. Solo noi abitiamo la nostra mente e nessun altro.
Dovremmo accorgerci, arrivati a questo punto, che abbiamo sempre avuto una possibilità laterale ed opposta da poter scegliere, ma che non lo sapevamo in quanto condizionati solo dall’ascolto esterno e dalle sue informazioni e che queste informazioni non sono libere, bensì condizionate da un contesto con il quale noi ci identifichiamo.

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